lunedì 10 marzo 2008

Pd vs PdL: secondo round


Immergendoci nella lettura e nella comparazione dei programmi elettorali delle due maggiori forze politiche candidate alle elezioni 2008, abbiamo scoperto molte cose interessanti di cui la più importante è che non è vero che questi sono uguali.
Vorrei che i media ufficiali procedessero ad un simile confronto puntuale dei programmi elettorali: si tratteggerebbero dei profili molto più precisi di quelli superficiali che ha in mente l’italiano medio e forse si capirebbe meglio chi abbiamo di fronte.

Lo stato

Il programma del Popolo delle Libertà esplicita un punto interessante nel settore della gestione della res pubblica: la digitalizzazione della pubblica amministrazione per quanto riguarda l’accesso agli uffici pubblici per via telematica e il passaggio all’archiviazione digitale.Ritengo questi elementi piuttosto importanti per una modernizzazione dello stato sia nei rapporti con il cittadino che nei costi, ma soprattutto nei confronti dell’ambiente.
La sinistra non evidenzia, purtroppo, niente del genere; ha invece altri programmi per ottenere il suo obiettivo principale: mezzo punto di PIL in meno nel primo anno; un punto nel secondo, un altro punto nel terzo.
Piuttosto impegnativo, ma ci svela la sua ricetta: analisi del mercato per ridurre i costi, assegnazioni di contratti e cariche in modo meritocratico, accorpamento di comuni piccolissimi.
Entrambi gli schieramenti sono d’accordo nella valorizzazione del patrimonio pubblico che il PDL vorrebbe, molto pragmaticamente, utilizzare per offrire ai privati maggiori e migliori opportunità di investimento anche mediante liberalizzazioni, mentre il PD rimane più sul vago nell’idee di valorizzazione e risparmio.

Il Fisco

Le maggiori differenze tra i due programmi si vedono in materia fiscale: in entrambi i casi l’obiettivo sbandierato è quello dell’appoggio allo sviluppo e questo la dice lunga sulle criticità del nostro paese.
Per quanto il Popolo delle Libertà voglia, già dal nome, evidenziare la sua vicinanza al popolo, il corpo del suo programma fiscale è tutto dedicato alle imprese e ai ceti più abbienti: detassazione di straordinari e tredicesime (che ad un datore di lavoro fanno molto comodo), allungamento del termine per il rimborso IVA, una no tax area per i giovani imprenditori, riforma degli studi di settore e una generica e oscura “eliminazione di adempimenti burocratici e fiscali superflui e costosi”.
Tutti obiettivi molto dedicati all’imprenditoria come vediamo su cui il centro sinistra rimane molto sul vago (“Imprese: favorire la capitalizzazione con sconti d’imposta”), appoggiando comunque una riforma degli studi di settore.

Berlusconi ripropone il suo pezzo forte “abolizione dell’ICI sulla prima casa senza oneri per i comuni”. Questo punto sembra solo fumo negli occhi: l’ICI sulla prima casa oggi non pesa eccessivamente sul bilancio di una famiglia media, se si è proprietari di un normale dignitoso appartamento si paga tra i 100 e i 200 euro l’anno. Certamente il discorso cambia profondamente se si possiedono ville faraoniche.
L’ex Presidente Del Consiglio torna anche a promettere l’abolizione delle tasse su successioni e donazioni e, anche qua, il vantaggio non è altro che per i beneficiari di patrimoni miliardari e non per il figlio del pensionato.

Il PD per il 2008 prospetta una detrazione IRPEF più alta per il lavoro dipendente e un abbassamento delle aliquote di un punto ogni anno per 3 anni.
Il PDL, così prolisso sugli altri punti fiscali, si sbriga con un “graduale e progressiva diminuzione della pressione fiscale sotto il 40% del PIL”, formula che risulterà piuttosto criptica per buona parte degli elettori.
E’ facile notare la differenza di impostazione politica.
Al misterioso “quoziente familiare” del PDL, il PD risponde con un credito di imposta alle donne lavoratrici e una dote fiscale di 2.500 euro per i figli.
Entrambi i concorrenti sono invece d’accordo sull’introduzione di un vero federalismo fiscale, per attuare finalmente l’art. 119 della Costituzione e cioè l’autonomia finanziaria di entrata e di spesa di comuni, province e regioni.

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